Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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I PAESI DELL’ACESE – SECONDA PARTE

I PAESI DELL’ACESE: Aci Sant’Antonio, Aci Catena.

Un ragazzo, forse di neanche diciotto anni, esce della stanza, va in cucina e taglia una fetta di pane. La mastica lentamente, un po’ sovrappensiero e con uno sguardo sperduto. Dovrebbe pensare a mangiare, a masticare quell’alimento prezioso, ma in realtà pensa ad altro.
Va verso una parete, su cui è appesa la foto di famiglia, con la tipica posa un po’ impaurita davanti all’obiettivo della macchina fotografica. Guarda ogni componente della famiglia e lo saluta, gli chiede perdono per l’azione che sta facendo e gli promette che farà di tutto per far uscire la sua famiglia dalla povertà e dall’indigenza, ma deve andare via. Spera di tornare il prima possibile, per far tornare il sorriso alla mamma, al nonno, ai fratelli e alle sorelle.
Esce di casa, prende un vicoletto, poi imbocca la strada principale in discesa e arriva fino al mare. Un altro vicoletto e sbuca su una scogliera basaltica. Incontra altre persone, con cui si scambia le sigarette, e poi insieme raggiungono una barca nascosta in una radura.
Salito sulla barca, il ragazzo riprende lo sguardo spaurito e preoccupato. Ma che cosa sto facendo?

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I Paesi dell’Acese – Seconda Parte

Aci Sant'Antonio - Fraz. Monterosso Etneo - Vulcano con colli basaltici

Aci Sant’Antonio – Fraz. Monterosso Etneo – Vulcano con colli basaltici

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I PAESI DELL’ACESE – PRIMA PARTE

I PAESI DELL’ACESE: Aci Castello, Valverde, Aci Bonaccorsi.

È un’alba qualsiasi di un indefinito giorno di fine primavera, o forse inizio estate. Un venticello soffia incessantemente, senza quella troppa insistenza che arreca fastidio e disturbo agli abitanti del luogo. È un paese di mare, con la chiesa, ubicata in alto, in posizione dominante sul porto dei pescatori.
La chiesa non è niente di che, dal punto di vista architettonico, è solo un edificio dedicato alla non sempre praticante spiritualità dei poveri pescatori con le loro famiglie. Il loro credo non è il Vangelo che viene predicato ogni domenica da pretuncoli in un incomprensibile latino, essi scandiscono la propria vita in base all’abbondanza e alla penuria del pesce. Devono pregare e sperare quotidianamente affinché il mare porti da mangiare e soprattutto non li rapisca alla morte: una specie di Nettuno in salsa pagano-cristiana.
Un gruppo di uomini, forse pescatori, scende dalle scale al di sotto del sagrato della chiesa verso il porto, confabulando del più e del meno, o forse no… sembrano pensare solo a sé stessi. Ma sono davvero pescatori? Io opterei per arroganti grossisti del pesce, che decidono unilateralmente i prezzi del pescato, sempre miseri. Il cielo è un po’ plumbeo, con nuvolette sparse qua e là, il mare è mosso, ma non pericoloso: i pescatori questa volta possono tornare al porto sani e salvi.

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I Paesi dell’Acese – Prima Parte

Aci Castello - Fraz. Aci Trezza - Visuale di Isola Lachea e Faraglioni

Aci Castello – Fraz. Aci Trezza – Visuale di Isola Lachea e Faraglioni


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IL SEGESTANO E L’ALCAMESE – SECONDA PARTE

IL SEGESTANO E L’ALCAMESE: Calatafimi-Segesta, Alcamo.

Che tristezza, che tedio. Non riesco a cantare, non riesco a fare il mio modesto ruolo de giullare. La Sicilia è anche questo, perdonatemi. Non è stato concesso di evitare il percorso al mio caparbio viaggiatore. Continuo a cantare il mio contrasto, con la esperanza che possa allietarvi un poco. Vi narro le frecciate tra il mio gentiluomo e la mia donzella, quant’è dura questa femmina.
“Molti so’ li garofani, ma non che salma ‘nd’ài: bella, non dispregiàremi s’avanti non m’assai. Se vento è in proda e gìrasi e giungeti a le prai, rimembrare t’ao ste parole, ca dentr’a ‘sta animella assai mi dole”.
E il mio fedele viaggiatore prosegue verso nord, attraversa terre quasi recondite, dove ad ogni angolo l’antichità si respira. E finalimente giunge nell’hantiqua Segesta, terra de Elimi, ellenizzati. E da qui gli sarà possible haber la posibilitade de conocere gli avi de la nostra amata Cicilia. Lascio la parola ad ei.

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Il Segestano e l’Alcamese – Seconda Parte

Calatafimi-Segesta - Segesta - Area Archeologica - Tempio

Calatafimi-Segesta – Segesta – Area Archeologica – Tempio


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IL SEGESTANO E L’ALCAMESE – PRIMA PARTE

IL SEGESTANO E L’ALCAMESE: Salemi, Vita.

Messeri e Madamigelle, si ritorna un po’ al passato, tra castelli, dame e cavalieri. Mi vesto da giullare e mi inchino alla vostra presenza e prestanza. Attento a scegliere la musica giusta e a non dire una parola di troppo che possa offendere il mio Signore, canto e racconto il mio viaggio.
Mi presento come Cielo d’Alcamo, o meglio qualcuno mi ha chiamato proprio così. Sono al cospetto del grande Federico II, lo Svevo, e il mio compito è tessere le lodi del mio padrone e della mia terra. La mia terra. Così bellissima e così fertilissima, i nostri fratelli arabi hanno fatto un ottimo lavoro con le loro esemplari opere di irrigazione, con la gestione oculata dell’acqua e con la varietà delle colture. Quanto adoro le arance e i mandarini che proprio loro hanno portato qui, il loro profumo è così bello e inebriante.
La Sicilia vi sorprenderà. Ora canto il mio cavallo di battaglia, la mia opera più famosa, anche perché è l’unica ad essere stata salvata nel corso dei secoli:
“Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’la state, le donne ti disiano, pulzell’e maritate: tragemi d’este focora, se t’este a bolonate; per te non ajo abento notte e dia, penzando pur di voi madonna mia”.

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Il Segestano e l’Alcamese – Prima Parte

Salemi - Piazza Alicia - Resti ex Chiesa Madre con in fondo Castello

Salemi – Piazza Alicia – Resti ex Chiesa Madre con in fondo Castello


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IL CACCAMESE E LE PROPAGGINI MERIDIONALI DELLE MADONIE – SECONDA PARTE

IL CACCAMESE E LE PROPAGGINI MERIDIONALI DELLE MADONIE: Valledolmo, Vallelunga Pratameno, Villalba, Resuttano, Alimena.

Qualche chilometro di statale, attraverso paesaggi brulli, ma spesso intervallati da boscaglie e una salita ripida mi permette di raggiungere il paese di Valledolmo.
Paese fondato tramite “licentia populandi”, assomiglia molto a Roccapalumba per la disposizione ortogonale delle strade. Anzi, qui a Valledolmo le strade formano una vera e propria griglia ed io, nonostante mio spirito geografico, mi sono perso!
Ebbene sì, a volte sembra più semplice trovare la strada per uscire da un labirinto piuttosto che orientarsi fra stradine tanto semplici… Dopo qualche tentativo, eccomi orientato, ma è impressionante vedere le strade tutte uguali, con lo stesso sfondo e qualche scalinata, ma in sostanza nulla di diverso tra una e l’altra.
Arrivo finalmente al centro storico, se così si può dire. Una piacevole chiacchierata con i locali, con lo spirito di vecchi amici, dopo l’iniziale diffidenza nei confronti del turista un po’ curioso, ha rinfrancato un po’ il mio umore. Ormai faccio parte della comunità e quindi posso girare il paese senza quei classici sguardi penetranti. Ci sono abituato però.

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Il Caccamese e le Propaggini Meridionali delle Madonie – Seconda Parte

Resuttano - Panorama

Resuttano – Panorama


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IL CACCAMESE E LE PROPAGGINI MERIDIONALI DELLE MADONIE – PRIMA PARTE

IL CACCAMESE E LE PROPAGGINI MERIDIONALI DELLE MADONIE: Caccamo, Roccapalumba, Alia.

Siamo in Sicilia, nell’agosto del 1943, un mese dopo lo sbarco degli Alleati per la liberazione dell’isola dai nazifascisti. È una giornata assolata, le colline circostanti sono aride e brulle, intervallate qua e là da rinsecchiti cespugli di macchia mediterranea. Fa molto caldo, ma il soldato americano non toglie il proprio elmetto, un po’ per senso del dovere, un po’ per la parvenza di protezione dalle armi nemiche, anche se in fondo è forte la tentazione di toglierlo e far respirare la testa sudata, grazie al fioco venticello siculo.
Il dovere lo chiama, è costretto ad accovacciarsi per tentare di ascoltare quel contadino, quel viddranu, che con il suo bastone indica chissà cosa: forse i rifugi dei nemici o le scorciatoie migliori per raggiungere qualche paese. Non gli è dato sapere, parla un siciliano troppo stretto. L’unica cosa che sa è che il contadino, sebbene sia basso e magro, ha una forza penetrante negli occhi, con un misto di orgoglio e fierezza.
Ecco, avete appena letto la descrizione di un’istantanea in bianco e nero del grande fotografo di guerra, Robert Capa. È una foto famosissima ambientata a Troina, in provincia di Enna, che tutti noi abbiamo visto sui libri di storia, nelle pagine dedicate alla Seconda Guerra Mondiale.

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Il Caccamese e le Propaggini Meridionali delle Madonie – Prima Parte

Caccamo - Castello

Caccamo – Castello


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LA MEDIA VALLE DEL PLATANI – SECONDA PARTE

LA MEDIA VALLE DEL PLATANI: Mussomeli, Acquaviva Platani, Casteltermini.

Abbandono a malincuore Sutera, ma molto soddisfatto, e raggiungo l’ennesimo borgo medievale, fondato nel XIV secolo dal mitico Manfredi III Chiaramonte: Mussomeli. Si tratta di un enorme paesone, ricco di storia, che ha dato filo da torcere ai dominatori aragonesi e dove passato, leggenda e spiritualità si confondono.
Il suo enorme centro storico, poco intaccato dall’espansione edilizia, anche grazie alla forte emigrazione della popolazione, è un vero e proprio labirinto. Ci si può perdere con facilità, essendo le strade tutte uguali, viuzze certamente, ma sempre identiche, con le classiche case basse intervallate da qualche palazzo signorile. La parte bassa l’ho trovata vuota, con pochi negozi, quasi spopolata. Urge una tenace rivitalizzazione, altrimenti rischia di essere lasciata al suo destino con conseguenze urbanistiche e sociali. Lo meriterebbe, perché è sicuramente uno dei centri storici più belli ed intatti della Sicilia.

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La Media Valle del Platani – Seconda Parte

Mussomeli Castello Manfredonico

Mussomeli – Castello Manfredonico