Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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LA VAL SARMENTO – PRIMA PARTE

LA VAL SARMENTO: Terranova di Pollino, San Costantino Albanese, San Paolo Albanese.

Non è la prima volta che visito il complesso montuoso del Pollino. Durante le mie frequenti scorribande calabresi ho avuto occasione di apprezzare la maestosità di queste imponenti montagne con i paesi adagiati alla base, maternalmente protetti dalle impervie cime su cui si sviluppano fianchi sostanzialmente spogli e brulli.
Per questo motivo, quando penso al Monte Pollino, oltre alla presenza dei bellissimi e isolati pini loricati, l’immagine è sempre associata a una montagna nuda, isolata e quasi impenetrabile. Una specie di dea che incute timore e allo stesso tempo rispetto.
Immaginate il mio stupore quando ho deciso per la prima volta di esplorare il versante lucano e settentrionale del Monte Pollino. Non pensavo di poter solcare il fianco del complesso montuoso e soprattutto non immaginavo di entrare in un ambiente completamente ricoperto di boschi e tanto verde.
È stata una sorpresa che ha lasciato pian piano spazio a un piacevole apprezzamento per queste alte montagne che superano i duemila metri e che rientrano meritatamente nel Parco Nazionale del Pollino, uno dei più estesi d’Italia. I due versanti, quello settentrionale appartenente alla Basilicata e quello meridionale appartenente alla Calabria, sono così tanto diversi tra loro come se facessero parte di territori differenti eppure si sviluppano lungo i fianchi della stessa montagna. Ho già conosciuto palmo per palmo i paesi calabresi e ora tocca a quelli lucani.

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La Val Sarmento – Prima Parte

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Terranova di Pollino – Visuale del centro abitato

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IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE – TERZA PARTE

IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE: Mormanno, Laino Castello, Laino Borgo.

Ai piedi del Monte Palanuda, nel complesso dell’Orsomarso
Sono felice, soddisfatto ed eccitato. Forse ho scoperto una nuova specie, non ho mai sentito in vita mia che un aracnide di questo tipo possa non avere determinate caratteristiche. Ho rivisto le foto, ho rivisto i video, e sono certo che la malmignatta che ho trovato abbia dodici cerchi sull’addome, uno in meno del previsto. È sicuramente una nuova specie, un nuovo esemplare di Latrodectus duodecimguttatus.
Solitamente chi scopre una nuova specie, mette il proprio nome nell’etimologia ufficiale latina, ma io mi accontento di cambiare “tredecimguttatus” in “duodecimguttatus”, mi pare più semplice e più pratico. Da tredici a dodici.
Ora ho bisogno di verificare. Un solo esemplare, sebbene corredato da dettagliate foto e video che con fatica sono riuscito a fare, non è sufficiente per stabilire che mi sono trovato davanti a una nuova specie. Ho bisogno di cercare un altro esemplare.
La settimana passata ho esplorato sistematicamente il fianco occidentale del Monte Pollino, senza alcun risultato, e ora mi trovo in tutt’altra zona. Sono nella parte settentrionale del complesso dell’Orsomarso, costituito da montagne più basse, ma più selvagge e ricche di vegetazione. Qui, essendo un versante che non riceve molta insolazione, la temperatura è più bassa e il microclima più umido. È un’altra microregione, ideale per gli aracnidi che sto cercando, e spero di essere più fortunato.

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Il Pollino Cosentino Occidentale – Terza Parte

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Mormanno – Visuale panoramica del centro storico del paese


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IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE – SECONDA PARTE

IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE: Morano Calabro.

Il viaggio è stato abbastanza lungo e ha messo alla prova le sospensioni del mio vecchio catorcio. Ha fatto migliaia di chilometri nella sua lunga e onorata carriera e spero che riesca a farne un altro po’, non vorrei essere lasciato in panne proprio adesso.
Mi sto avvicinando sempre di più al nodo di congiunzione tra il Massiccio dell’Orsomarso alla mia sinistra e il complesso del Pollino alla mia destra. Finalmente rivedo da più vicino la mia amata Serra Dolcedorme, ma non sarà quella la mia prossima meta.
L’ho esplorata palmo per palmo e della malmignatta non ho trovato neanche dei resti indiretti. Questo Latrodectus tredecimguttatus è un ragno misterioso, poco studiato eppure ha la bellissima particolarità di aver tredici cerchi rossi. Devo assolutamente individuarla, ormai è diventata la mia meta, il mio obiettivo ultimo.
Esplorerò quindi il fianco occidentale del Monte Pollino, nei pressi del passo di Campotenese, con la speranza di essere più fortunato. Per fortuna il sole è stupendo e le previsioni dicono che nei prossimi giorni sarà sempre bel tempo, nonostante imperversi il maestrale dal Mar Tirreno. Poco male.

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Il Pollino Cosentino Occidentale – Seconda Parte

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Morano Calabro – Panoramica del paese


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IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE – PRIMA PARTE

IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE: Saracena, San Basile.

Nei giorni precedenti
La pioggia non mi ha dato tregua per parecchi giorni. Dovevo stare un’altra settimana nel Parco del Pollino a cercare ragni per la mia attività di studio, ma l’istituto di ricerca per cui lavoro mi ha sospeso il finanziamento. Sembra che qualcuno abbia riferito all’istituto che io stessi facendo una specie di vacanza, mascherata da attività lavorativa.
Mi sono vergognato tantissimo, perché nel mio lavoro ci metto tanta passione e tanto entusiasmo, ma mi sono trovato in una situazione non favorevole per me a causa delle brutte condizioni meteorologiche. Probabilmente c’è stata qualche persona che mi ha visto passeggiare tra i vari paesini e ne ha tratto una conclusione sbagliata.
In ogni caso devo abbandonare questi luoghi e tornare alla tanto temuta civiltà. Ho fallito.

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Il Pollino Cosentino Occidentale – Prima Parte

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Saracena – Panorama del centro storico del paese


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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE – SECONDA PARTE

IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Frascineto, Castrovillari.

Sono dovuto tornare di nuovo indietro. I miei viveri sono esauriti. Questa è la dimostrazione che gli esseri umani sono delle persone deboli e fuori natura. Non possono vivere per tanto tempo lontano dalla civiltà.
Certo, c’è qualche estrema eccezione, ma con mio rammarico io non sono tra quelli. Amo tanto la natura, soprattutto vivere vicino ai miei amati aracnidi, ma non sono capace di cercare cibo, di cercare l’acqua e di sopravvivere limitando al minimo la mia igiene. Sono troppo civilizzato per poter essere abile nel vivere lontano dai bisogni umani per più di una settimana.
I viveri sono esauriti dicevo. E non solo quelli, le nuvole in lontananza sono in agguato e non mi sono portato dietro tutti quegli strumenti atti a proteggermi dalla pioggia. Sono stato superficiale e inetto, nonostante la mia decennale esperienza di vita solitaria in mezzo alla natura, tra i parchi nazionali e non.
Con rammarico ho dovuto abbandonare la mia infruttuosa ricerca della malmignatta e ho dovuto raggiungere la mia macchina che era parcheggiata in una radura a svariati chilometri da dove mi trovavo. Fiancheggio nuovamente le Gole del Raganello, sempre pittoresche e affascinanti, ma invece di dirigermi verso il Mare Ionio, vado nella direzione opposta.

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Il Pollino Cosentino Centrale – Seconda Parte

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Castrovillari – Visuale del centro storico del paese


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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE – PRIMA PARTE

IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Francavilla Marittima, Civita.

Eccomi, dopo ore di cammino in cima al monte Serra Dolcedorme. Con i suoi 2267 metri, è il monte più alto dell’estremità meridionale dell’Italia continentale e il terzo della dorsale dell’Appennino. Sono su un fianco arido, brullo con qualche pino loricato qua e là e la costante è il vento che sferza in continuazione.
Il maestrale che proviene dal Mare Tirreno è incessante e non mi dà alcuna tregua. Sono costretto a coprirmi gli occhi per proteggermi dalla polvere e camminare a carponi sino a raggiungere i cunicoli più appartati. Il cielo è terso, senza alcuna nuvola, tranne due o tre all’orizzonte e il paesaggio è eccezionale: solo da qui posso vedere i due mari ed è una sensazione strana.
Mi sento come Atlante che regge la penisola calabrese che si sviluppa verso sud. Ammiro i brulli monti con la neve che è sciolta da un pezzo, mentre in lontananza intravedo alcuni boschi e ancora più lontano la pianura con vari centri abitati.
Sono sul versante calabrese del complesso del Parco Nazionale del Pollino e mi trovo qui per un interesse, un hobby che a molti sarà strano: il mio amore per i ragni. Sì, sono un entomologo, ma se vogliamo essere precisi la mia specializzazione è l’aracnologia.

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Il Pollino Cosentino Centrale – Prima Parte

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Civita – Visuale del paese


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L’ARBERIA LUNGRESE E IL POLLINO COSENTINO MERIDIONALE – SECONDA PARTE

L’ARBERIA LUNGRESE E IL POLLINO COSENTINO MERIDIONALE: Lungro, Acquaformosa, San Donato di Ninea, San Sosti, Mottafollone, Sant’Agata di Esaro.

Con l’auto percorro una strada dissestata con tornanti e lavori in corso (senza operai), che mi conduce di nuovo nella terra arbëreshë, nella sua cosiddetta “capitale”: Lungro.
Sede di Eparchia, ovvero una diocesi della chiesa cattolica di rito greco-ortodosso immediatamente soggetta alla Santa Sede dal 1919, anno di fondazione diocesana. Lungro (in arbëreshë Ungër) è il principale centro religioso, culturale e artistico della comunità arbëreshë dell’Italia continentale.
Appena entrato nella città, a dir il vero un piccolo e caratteristico paese, si respira immediatamente l’atmosfera italo-albanese, con i suoi profumi, le voci e anche gli elementi architettonici.
Sembra di essere in uno stato straniero, eppure siamo in Italia. Il bilinguismo è molto evidente, soprattutto nei nomi delle vie e in alcuni atti ufficiali, anche se potrebbe essere radicato oltre. Confido nella recente rivalutazione della lingua arbërershë a livello regionale, favorendo il suo insegnamento nelle scuole elementari.

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L’Arberia Lungrese e il Pollino Cosentino Meridionale – Seconda Parte

San Donato di Ninea - Panorama

San Donato di Ninea – Panorama