Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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LA CAPITALE PELIGNA – TERZA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Lusus habet finem: cycnis descendere tempus,
duxerunt collo qui iuga nostra suo.
Ut quondam iuvenes, ita nunc, mea turba, puellae
inscribant spoliis NASO MAGISTER ERAT.

Traduzione: Ecco finito il gioco. È tempo ch’io scenda dai cigni che con il loro collo han tirato il mio cocchio. Come hanno fatto i ragazzi, adesso le ragazze, seguaci mie con eguale diritto, possono scrivere sui loro ricchi trofei: «Ovidio fu il nostro maestro».

Il giorno dopo nei dintorni.
Sono molto contento. Ieri ho trascorso una serata molto piacevole con la mia amica, il suo futuro marito e tanti altri commensali. Sono rimasto commosso per la coppia tanto innamorata e ricca di empatia e sintonia. Chissà, se in futuro io possa provare un sentimento simile per qualcuno, cedendo la mia cosiddetta libertà che insisto a custodire gelosamente per una convivenza ricca di incognite.
Ammetto che sono ancora un po’ per le mie. La lettura di Ovidio mi ha spronato un po’ di più, ma non abbastanza. Forse il matrimonio mi farà cambiare idea. Sarà tra qualche giorno.
Nel frattempo io proseguo la visita. Seppur la città abbia tantissimo da offrire, con quel grandioso contenitore artistico e culturale, il suo territorio comunale non è da meno, anche se l’estensione è relativamente modesta sino a raggiungere la cima del vicino Monte Morrone. Chiaramente quella sarà la mia meta.

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La Capitale Peligna – Terza Parte

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Sulmona – Visuale della Badia Morronese

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LA CAPITALE PELIGNA – SECONDA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Ut levis absumptis paulatim viribus ignis
ipse latet, summo canet in igne cinis,
sed tamen extinctas admoto sulphure flammas
invenit et lumen, quod fuit ante, redit:
sic, ubi pigra situ securaque pectora torpent,
acribus est stimulis eliciendus amor.

Traduzione: Come un fuoco che perde le forze s’affievolisce, si fa stento e sopra vi biancheggia la cenere, ma se vi getti zolfo ravviva le estinte fiamme e torna allo splendore primitivo, così quando i cuori sonnecchiano impigriti da troppa sicurezza l’amore va aizzato con forza.

Ovviamente, questo consiglio non l’avrei mai trovato nel Fontamara o in qualche altro scritto di Ignazio Silone. Per fortuna, nonostante i millenni di distanza, è proprio Ovidio ad aiutarmi, ora riesco a capire perché non sono capace di amare. Sono una persona debole, che non sa reagire quando i sentimenti si affievoliscono.
Ho ben compreso, devo lottare, devo essere forte. Solo in questo modo, prendendo esempio dalla mia amica tanto innamorata del suo futuro marito, posso provare questo sentimento così complicato e così volubile, magari iniziando ad amare me stesso. Solo chi si ama può amare gli altri e quindi è capace di lottare per i propri sentimenti. Sì, giusto, devo farlo.

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La Capitale Peligna – Seconda Parte

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Sulmona – Piazza Garibaldi


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LA CAPITALE PELIGNA – PRIMA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Si quis in hoc artem populo non novit amandi,
hoc legat et lecto carmine doctus amet.
Arte citae veloque rates remoque moventur,
arte leves currus: arte regendus Amor.

Traduzione: Se c’è qualcuno tra i tanti lettori che non conosce l’arte di amare mi legga, poi potrà amare con stile. Per arte le navi veloci corrono a vela e coi remi, per arte i cocchi leggeri, per arte va amministrato l’Amore.

Mi piace cominciare il nuovo racconto con i primi versi dell’Ars Amandi di Ovidio. Sono vecchi di duemila anni, ma sembrano scritti l’altro ieri, così freschi di stampa e così attuali . In fondo, l’amore è sempre uguale a sé stesso, posso dire che è il sentimento più democratico che esista.
Mi sembra di percepire un sentore di perplessità da parte dei miei lettori, abituati alla lettura precisa e un po’ noiosa dei miei racconti di viaggio, che sfiora la pedanteria. E devo dire che hanno ragione, sto affrontando un tema di cui io non sono per nulla esperto. Non so cosa sia l’amore, anzi io ho difficoltà a dargli una giusta interpretazione.
Chissà, magari con la lettura di Ovidio, io alla fine di questo viaggio avrò imparato ad amare. Non è un caso che lui sia nato in una città adagiata nel cuore dell’Appennino, in un territorio anticamente abitato dalla popolazione italica dei Peligni: Sulmona.

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La Capitale Peligna – Prima Parte

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Sulmona – Palazzo Tabassi – Cortile interno