Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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LA VAL SARMENTO – PRIMA PARTE

LA VAL SARMENTO: Terranova di Pollino, San Costantino Albanese, San Paolo Albanese.

Non è la prima volta che visito il complesso montuoso del Pollino. Durante le mie frequenti scorribande calabresi ho avuto occasione di apprezzare la maestosità di queste imponenti montagne con i paesi adagiati alla base, maternalmente protetti dalle impervie cime su cui si sviluppano fianchi sostanzialmente spogli e brulli.
Per questo motivo, quando penso al Monte Pollino, oltre alla presenza dei bellissimi e isolati pini loricati, l’immagine è sempre associata a una montagna nuda, isolata e quasi impenetrabile. Una specie di dea che incute timore e allo stesso tempo rispetto.
Immaginate il mio stupore quando ho deciso per la prima volta di esplorare il versante lucano e settentrionale del Monte Pollino. Non pensavo di poter solcare il fianco del complesso montuoso e soprattutto non immaginavo di entrare in un ambiente completamente ricoperto di boschi e tanto verde.
È stata una sorpresa che ha lasciato pian piano spazio a un piacevole apprezzamento per queste alte montagne che superano i duemila metri e che rientrano meritatamente nel Parco Nazionale del Pollino, uno dei più estesi d’Italia. I due versanti, quello settentrionale appartenente alla Basilicata e quello meridionale appartenente alla Calabria, sono così tanto diversi tra loro come se facessero parte di territori differenti eppure si sviluppano lungo i fianchi della stessa montagna. Ho già conosciuto palmo per palmo i paesi calabresi e ora tocca a quelli lucani.

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La Val Sarmento – Prima Parte

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Terranova di Pollino – Visuale del centro abitato


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IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE – PRIMA PARTE

IL POLLINO COSENTINO OCCIDENTALE: Saracena, San Basile.

Nei giorni precedenti
La pioggia non mi ha dato tregua per parecchi giorni. Dovevo stare un’altra settimana nel Parco del Pollino a cercare ragni per la mia attività di studio, ma l’istituto di ricerca per cui lavoro mi ha sospeso il finanziamento. Sembra che qualcuno abbia riferito all’istituto che io stessi facendo una specie di vacanza, mascherata da attività lavorativa.
Mi sono vergognato tantissimo, perché nel mio lavoro ci metto tanta passione e tanto entusiasmo, ma mi sono trovato in una situazione non favorevole per me a causa delle brutte condizioni meteorologiche. Probabilmente c’è stata qualche persona che mi ha visto passeggiare tra i vari paesini e ne ha tratto una conclusione sbagliata.
In ogni caso devo abbandonare questi luoghi e tornare alla tanto temuta civiltà. Ho fallito.

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Il Pollino Cosentino Occidentale – Prima Parte

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Saracena – Panorama del centro storico del paese


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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE – SECONDA PARTE

IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Frascineto, Castrovillari.

Sono dovuto tornare di nuovo indietro. I miei viveri sono esauriti. Questa è la dimostrazione che gli esseri umani sono delle persone deboli e fuori natura. Non possono vivere per tanto tempo lontano dalla civiltà.
Certo, c’è qualche estrema eccezione, ma con mio rammarico io non sono tra quelli. Amo tanto la natura, soprattutto vivere vicino ai miei amati aracnidi, ma non sono capace di cercare cibo, di cercare l’acqua e di sopravvivere limitando al minimo la mia igiene. Sono troppo civilizzato per poter essere abile nel vivere lontano dai bisogni umani per più di una settimana.
I viveri sono esauriti dicevo. E non solo quelli, le nuvole in lontananza sono in agguato e non mi sono portato dietro tutti quegli strumenti atti a proteggermi dalla pioggia. Sono stato superficiale e inetto, nonostante la mia decennale esperienza di vita solitaria in mezzo alla natura, tra i parchi nazionali e non.
Con rammarico ho dovuto abbandonare la mia infruttuosa ricerca della malmignatta e ho dovuto raggiungere la mia macchina che era parcheggiata in una radura a svariati chilometri da dove mi trovavo. Fiancheggio nuovamente le Gole del Raganello, sempre pittoresche e affascinanti, ma invece di dirigermi verso il Mare Ionio, vado nella direzione opposta.

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Il Pollino Cosentino Centrale – Seconda Parte

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Castrovillari – Visuale del centro storico del paese


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IL POLLINO COSENTINO CENTRALE – PRIMA PARTE

IL POLLINO COSENTINO CENTRALE: Francavilla Marittima, Civita.

Eccomi, dopo ore di cammino in cima al monte Serra Dolcedorme. Con i suoi 2267 metri, è il monte più alto dell’estremità meridionale dell’Italia continentale e il terzo della dorsale dell’Appennino. Sono su un fianco arido, brullo con qualche pino loricato qua e là e la costante è il vento che sferza in continuazione.
Il maestrale che proviene dal Mare Tirreno è incessante e non mi dà alcuna tregua. Sono costretto a coprirmi gli occhi per proteggermi dalla polvere e camminare a carponi sino a raggiungere i cunicoli più appartati. Il cielo è terso, senza alcuna nuvola, tranne due o tre all’orizzonte e il paesaggio è eccezionale: solo da qui posso vedere i due mari ed è una sensazione strana.
Mi sento come Atlante che regge la penisola calabrese che si sviluppa verso sud. Ammiro i brulli monti con la neve che è sciolta da un pezzo, mentre in lontananza intravedo alcuni boschi e ancora più lontano la pianura con vari centri abitati.
Sono sul versante calabrese del complesso del Parco Nazionale del Pollino e mi trovo qui per un interesse, un hobby che a molti sarà strano: il mio amore per i ragni. Sì, sono un entomologo, ma se vogliamo essere precisi la mia specializzazione è l’aracnologia.

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Il Pollino Cosentino Centrale – Prima Parte

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Civita – Visuale del paese


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LA TERRA DEL PRIMITIVO – PRIMA PARTE

LA TERRA DEL PRIMITIVO: Fragagnano, San Marzano di San Giuseppe, Sava.

Non sono esperto di vini, anche se generalmente li apprezzo molto. Mi piaccono sia i rossi corposi che i bianchi leggeri e frizzanti, ma la mia conoscenza del vino si limita ad apprezzamenti generali senza attenzione ai dettagli, alla fragranza, alla perlosità, alla tonalità e simili. Queste valutazioni le lascio agli enologi sommelier che, con la loro esperienza, sapranno dare il giusto valore a questo prezioso nettare degli dei.
Nel presente viaggio esploreremo alcuni paesi che vivono e lavorano per uno dei più pregiati vini pugliesi, il Primitivo. Sino a qualche decennio fa utilizzato come vino da taglio di basso valore, è stato di recente completamente rivalutato trasformandolo in un vino rosso di elevata qualità, apprezzato sempre di più in Italia e all’estero.
Il vino Primitivo, in Puglia, ha due principali centri di produzione: uno in provincia di Bari, a Gioia del Colle che ho già visitato qualche anno fa in compagnia del nostro Federico II di Svevia, e uno in Provincia di Taranto, nelle estreme propaggini orientali delle Murge Tarantine che digradano lentamente verso l’ampia Pianura Salentina.

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La Terra del Primitivo – Prima Parte

San Marzano di San Giuseppe - Santuario della Madonna delle Grazie - Affresco della grotta ipogea

San Marzano di San Giuseppe – Santuario della Madonna delle Grazie – Affresco della grotta ipogea


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L’ALTO JONIO COSENTINO MERIDIONALE – SECONDA PARTE

L’ALTO JONIO COSENTINO MERIDIONALE: Plataci, San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria

Sto fiancheggiando il Monte Sparviere e, sebbene sia sotto un sole accecante, incontro la prima neve. È molto più presente nei tratti in ombra, prossima ai boschi, con il relativo rischio ghiaccio, mentre nel resto è ben sciolta con pochi residui ai lati delle banchine. Proseguo ancora per vari chilometri e finalmente arrivo a Plataci a 950 metri di altitudine.
Mi ritrovo nuovamente in un paese arbëreshë, e un bel murales con le bandiere dell’Italia e dell’Albania insieme e in primo piano una coppia che danza mi accoglie alle porte del paese. Come in tutti i paesi di origine albanese, anche questo villaggio è stato fondato nel XV secolo, affinché la popolazione albanese cristiana sfuggisse dall’invasione turca. Tutt’ora ha mantenuto la lingua, la cultura di origine con il rito religioso di tipo greco-bizantino. L’aria arbëreshë si respira distintamente e si percepisce bene, forse più rispetto ai paesi di origine albanese che ho visitato sino ad ora.

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L’Alto Jonio Cosentino Meridionale – Seconda Parte

San Lorenzo Bellizzi - Panorama del paese con suggestivo paesaggio montano

San Lorenzo Bellizzi – Panorama del paese con suggestivo paesaggio montano


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LA SILA GRECA ACRITANA – SECONDA PARTE

LA SILA GRECA ACRITANA: San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro, Bisignano, Acri.

Un bel po’ di tornanti fra rigogliosi giardini di ulivi e sempre fiancheggiando il rozzo e brullo altopiano della Sila Greca sono giunto nel territorio comunale di San Demetrio Corone. Prima di raggiungere il centro abitato, una piccola deviazione mi porta, dopo pochissimi chilometri, nella frazione di Macchia Albanese.
È un vero e proprio villaggio su un piccolo colle e collegato con la provinciale e, di conseguenza, con il resto del mondo attraverso solamente una stradina. Sono già in una piazzetta su cui prospetta un’interessante chiesa dedicata a Santa Maria di Costantinopoli con la facciata attualmente in restauro. Sul prospetto laterale si può ammirare il massiccio campanile e in una lunetta sopra una piccola porta l’immagine di una Madonna, in stile iconografico. L’interno della chiesa conserva il sepolcro di uno dei padri della letteratura italo-arbëreshë, Girolamo de Rada.
Sì, proprio lui che vi sto facendo conoscere con quei versi in albanese astruso, soprattutto noto per aver scritto due importantissimi poemi, Canti di Milosao e Canti di Serafina Thopia, ancora oggi ben studiati nella letteratura nazionale albanese. I libri, in italiano ovviamente, si possono trovare con facilità nelle librerie e per questo ho voluto provare a farvi conoscere i versi delle più sconosciute Rapsodie di un poema albanese, una vera e propria raccolta delle poesie arbëreshë, e quindi fondamenta basilari della lingua e della letteratura albanese contemporanea.

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La Sila Greca Acritana – Seconda Parte

Acri - Panorama della Valle del Mucone

Acri – Panorama della Valle del Mucone