Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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LA CAPITALE DELL’IRPINIA – SECONDA PARTE

LA CAPITALE DELL’IRPINIA: Ariano Irpino.

Fatichiam! Nè sia chi dica
Che de’ ricchi siam gli schiavi;
Più di noi con la fatica
Furon grandi i padri e gli avi.
Ozio reo, e nulla più,
Ci conduce a servitù.
Dio ci fece quel che siamo;
Fatichiamo fatichiamo.

P. P. Parzanese, Canti del povero, Gli operai, vv. 33-40.

Passeggio lungo Via Loreto, una strada asfaltata in discesa, verso le pendici del Tricolle. Sono praticamente in campagna, in mezzo a vegetazione. Il paesaggio è nascosto dalla presenza di alberi che si sviluppano lungo il ciglio della strada, ma è sufficiente raggiungere la Chiesa della Madonna di Loreto per ammirare, ancora una volta, il bellissimo panorama dell’Irpinia. Purtroppo c’è ancora un po’ di foschia che non mi permette di ammirare le lontane montagne, mi devo accontentare solo della Baronia di Vico in primo piano, mentre alle spalle c’è il vasto Altopiano del Formicoso.

Continua qui:
La Capitale dell’Irpinia – Seconda Parte

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Ariano Irpino – Castello Normanno – Visuale del prospetto posteriore

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LA CAPITALE DELL’IRPINIA – PRIMA PARTE

LA CAPITALE DELL’IRPINIA: Ariano Irpino.

Premessa
Come di consueto, prima di scrivere un racconto scelgo un tema di base che sia attinente ai luoghi che ho visitato. Ora è arrivato il turno di una città campana, la prima di una lunga serie, e non è stato semplice pensare a un argomento legato a un territorio complesso e affascinante come l’Irpinia.
Come immagino per la maggior parte di voi, l’Irpinia è immediatamente associata alle tragedie dei frequenti terremoti che hanno martoriato questo remoto territorio, nel cuore dell’Italia Meridionale, in particolare quello della sera del 23 novembre 1980: una fredda domenica di fine autunno, con novanta secondi che hanno cambiato per sempre il volto dei paesi e delle comunità.
Mi è sembrato un tema troppo prevedibile, troppo ovvio e (perdonatemi il termine) troppo banale. Non mi è parso giusto parlare di una bella e vivace città d’arte, collegandola al terremoto e ricordandolo ogni volta che passo davanti a qualche chiesa e a qualche palazzo.
Ho dovuto studiare un bel po’ e alla fine ho scelto di dare voce alle poesie di Pietro Paolo Parzanese: un religioso vissuto nella prima metà dell’Ottocento, nativo di questi luoghi, purtroppo sconosciuto nel mondo della letteratura, ma che a mio parere ha saputo dare lustro alla semplicità e all’umiltà dei suoi abitanti, con gli inevitabili problemi che ne derivano. Le sue poesie accompagneranno il mio viaggio, senza essere commentate, nude e crude così come penso il poeta avrebbe voluto. Chissà, magari qualcuno attraverso il mio racconto scoprirà la bellezza e il valore di quei semplici versi, collocando meritatamente il poeta nell’Olimpo della Letteratura Italiana.

Continua qui:
La Capitale dell’Irpinia – Prima Parte

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Ariano Irpino – Cattedrale di Santa Maria Assunta