Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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LA CAPITALE PELIGNA – SECONDA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Ut levis absumptis paulatim viribus ignis
ipse latet, summo canet in igne cinis,
sed tamen extinctas admoto sulphure flammas
invenit et lumen, quod fuit ante, redit:
sic, ubi pigra situ securaque pectora torpent,
acribus est stimulis eliciendus amor.

Traduzione: Come un fuoco che perde le forze s’affievolisce, si fa stento e sopra vi biancheggia la cenere, ma se vi getti zolfo ravviva le estinte fiamme e torna allo splendore primitivo, così quando i cuori sonnecchiano impigriti da troppa sicurezza l’amore va aizzato con forza.

Ovviamente, questo consiglio non l’avrei mai trovato nel Fontamara o in qualche altro scritto di Ignazio Silone. Per fortuna, nonostante i millenni di distanza, è proprio Ovidio ad aiutarmi, ora riesco a capire perché non sono capace di amare. Sono una persona debole, che non sa reagire quando i sentimenti si affievoliscono.
Ho ben compreso, devo lottare, devo essere forte. Solo in questo modo, prendendo esempio dalla mia amica tanto innamorata del suo futuro marito, posso provare questo sentimento così complicato e così volubile, magari iniziando ad amare me stesso. Solo chi si ama può amare gli altri e quindi è capace di lottare per i propri sentimenti. Sì, giusto, devo farlo.

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La Capitale Peligna – Seconda Parte

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Sulmona – Piazza Garibaldi


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LA CAPITALE PELIGNA – PRIMA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Si quis in hoc artem populo non novit amandi,
hoc legat et lecto carmine doctus amet.
Arte citae veloque rates remoque moventur,
arte leves currus: arte regendus Amor.

Traduzione: Se c’è qualcuno tra i tanti lettori che non conosce l’arte di amare mi legga, poi potrà amare con stile. Per arte le navi veloci corrono a vela e coi remi, per arte i cocchi leggeri, per arte va amministrato l’Amore.

Mi piace cominciare il nuovo racconto con i primi versi dell’Ars Amandi di Ovidio. Sono vecchi di duemila anni, ma sembrano scritti l’altro ieri, così freschi di stampa e così attuali . In fondo, l’amore è sempre uguale a sé stesso, posso dire che è il sentimento più democratico che esista.
Mi sembra di percepire un sentore di perplessità da parte dei miei lettori, abituati alla lettura precisa e un po’ noiosa dei miei racconti di viaggio, che sfiora la pedanteria. E devo dire che hanno ragione, sto affrontando un tema di cui io non sono per nulla esperto. Non so cosa sia l’amore, anzi io ho difficoltà a dargli una giusta interpretazione.
Chissà, magari con la lettura di Ovidio, io alla fine di questo viaggio avrò imparato ad amare. Non è un caso che lui sia nato in una città adagiata nel cuore dell’Appennino, in un territorio anticamente abitato dalla popolazione italica dei Peligni: Sulmona.

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La Capitale Peligna – Prima Parte

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Sulmona – Palazzo Tabassi – Cortile interno


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IL TERRITORIO DI GALLIPOLI – SECONDA PARTE

IL TERRITORIO DI GALLIPOLI: Gallipoli.

Continua…

Nel cuore del centro storico tra negozi e chiese
La strada è ben pavimentata, e la sua larghezza non particolarmente notevole è dettata dalla necessità di occupare ogni spazio disponibile dell’isola su cui è adagiato il centro storico. Proprio per questo motivo appare particolarmente contorto, ricco di vicoletti e povero di piazze, se non di piccole dimensioni.
Questo se da una parte da un’immagine affascinante alla cittadina, accompagnato dal piacere di perdersi nel suo labirinto, dall’altra può provocare un deciso affollamento causato dai flussi turistici. Bastano infatti pochi gruppi di scolaresche per avere come sottofondo il rumore e il chiasso dei ragazzini oltre che la non particolare agevolezza delle passeggiate. Mi ero proprio dimenticato che maggio è il mese ideale per le gite scolastiche, ma non immaginavo che questa cittadina fosse una delle mete predilette dagli studenti, a volte anche stranieri.

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Il Territorio di Gallipoli – Seconda Parte

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Gallipoli – Scorcio del centro storico sul Seno della Purità


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IL TERRITORIO DI GALLIPOLI – PRIMA PARTE

IL TERRITORIO DI GALLIPOLI: Gallipoli.

Premessa.
Ho scelto appositamente il mese di maggio. Ho alle mie spalle anni di esperienza di viaggio: so quali sono i mesi migliori, i periodi migliori e i luoghi migliori. So quando andare in certe località, o quando andare in altre.
Solitamente privilegio i periodi tranquilli, poco affollati, per permettermi di assaporare le bellezze della comunità con tutta calma e nei minimi dettagli. Come regola generale nei mesi estivi sono solito scoprire i luoghi più sconosciuti, in montagna o in collina interna, lontano dai flussi turistici, mentre i mesi primaverili sono dedicati all’esplorazione delle famose località balneari o montane. Peccato che questa volta sia incappato in un errore da principianti, che ha messo in cattiva luce (ironicamente parlando) la mia “professionalità”: non avevo tenuto in debita considerazione il turismo scolastico.

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Il Territorio di Gallipoli – Prima Parte

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Gallipoli – Visuale parziale del Rivellino


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IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO – SECONDA PARTE

IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO: Sabaudia, Pontinia.

Continua…

Un po’ mi verrà nostalgia di questo monte che è stato sia una guida che un cupo sorvegliante. Mi ha suscitato sia ammirazione che timore per i suoi fianchi scoscesi, per i suoi scorci pittoreschi forse un po’ deturpati dall’edificazione selvaggia.
Sono davanti a Torre Paola, cilindrica e massiccia, fatta costruire da Papa Paolo III per difendere il porto-canale costruito in epoca romana. È un ambiente suggestivo, ricco di mitologia e che incute un po’ di suggestione. Non è un caso che mi trovo vicino alla Grotta di Circe, la mitologica maga che ha trasformato gli uomini in maiali.
Anche i nomi dei luoghi emanano un’aura di mistero, di un passato che forse non è mai esistito. Per esempio il Porto di Ulisse che è il nome dato alla foce del canale con l’arco sabbioso.
Sono sufficienti pochi passi a piedi verso nord, superato il canale ed entro nel comune di Sabaudia.

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Il Parco Nazionale dei Circeo – Seconda Parte

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Sabaudia – Lago Paola e visuale del Monte Circeo


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IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO – PRIMA PARTE

IL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO: San Felice Circeo.

Il parco
Uno dei primi in Italia ad essere costituito, il Parco Nazionale del Circeo è nato nel 1934 per preservare le ultime foreste planiziali rimaste sulla Pianura Pontina, a seguito delle bonifiche in atto proprio in quel periodo.
Nonostante la sua relativamente piccola estensione, poco più di ottomila ettari, è uno dei parchi più vari e interessanti nel contesto italiano, spaziando dalla pianura al mare, sino al famoso promontorio che, secondo la mitologia, ha ospitato la nota maga Circe. Inserito nella sua interezza in provincia di Latina, è una piccola oasi circondata da una fortissima antropizzazione che ha, a volte, minacciato la vita stessa del parco e dal 1979 include anche la disabitata isola di Zannone, che sarà visitata in un’altra occasione.
In questo viaggio esploreremo tre comuni, totalmente diversi tra loro, con storie e contesto naturale differenti nonostante si trovino a poca distanza tra loro. Si partirà dal promontorio con il caratteristico monte che protende sul Mare Tirreno, si esplorerà una bella cittadina-giardino nata durante il periodo fascista sino a raggiungere la pianura pontina con le sue pesanti trasformazioni effettuate dall’uomo e ormai lontana dall’area del parco.

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Il Parco Nazionale del Circeo – Prima Parte

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San Felice Circeo – Monte Circeo – Visuale del Faro


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LE CINQUE TERRE – TERZA PARTE

LE CINQUE TERRE: Monterosso al Mare.

Continua dal racconto precedente…

Per raggiungere…
L’ultima meta è la più difficile di tutte da raggiungere, anche se paradossalmente è la più accessibile. Chi, come accade di consueto, vuole proseguire con il treno deve molto semplicemente restare a Vernazza, senza fare escursioni nel circondario. Sono due minuti di treno e si arriva a destinazione. Esatto, tutti i cinque borghi sono collegati tra loro via ferrovia, un unicum nel contesto italiano, troppo dipendente dalle automobili.
I classici escursionisti, invece, devono riflettere e pensare alle proprie condizioni fisiche prima di proseguire il viaggio e valutare le diverse alternative. Il sentiero N.2, ovvero il sentiero azzurro che collega tutti i cinque paesi marinari, proprio nell’ultimo tratto è il più difficile e faticoso da percorrere. Sono due ore di viaggio con pendenze elevate e continue ascese e discese a debita distanza dal mare. In compenso il panorama sarà senza dubbio spettacolare.
Per coloro che, come me, hanno invece voluto raggiungere anche il Santuario della Madonna del Reggio, c’è purtroppo una brutta notizia: non esiste, o meglio non è segnalato, un sentiero che colleghi direttamente il santuario con l’ultimo borgo. È necessario ritornare a Vernazza e percorrere il consueto sentiero N.2. Sono complessivamente tre ore di viaggio. Che fare?
Qualche fortunato potrebbe fare autostop, qualcun altro può decidere di rinunciare a proseguire e di terminare il viaggio qui, altri possono fare solamente il sentiero per Vernazza e proseguire con il treno. Pochi, pazzi e temerari invece decideranno di rimboccarsi le maniche e di affrontare con calma tutto il viaggio. E così ho fatto.

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Le Cinque Terre – Terza Parte

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Monterosso al Mare – Pittoresco paesaggio con Punta Mesco