Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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IL SALUZZESE – TERZA PARTE

IL SALUZZESE: Manta.

Venerdì, 1 giugno 1548
Non sono riuscito a incontrare il vecchio prete di Revello, confessore privilegiato del nostro moribondo marchese. Ora sono di nuovo a Pinerolo, ma non posso più espormi, la mia presenza è bruciata e il marchese non proferisce parola in mia presenza.
Il mio ruolo di messaggero si è evoluto sempre di più. Se prima trasportavo semplicemente le notizie da una persona all’altra con quel caratteristico odore di ceralacca rossa, ora ho messo in piedi una rete sempre più complessa con l’unico obiettivo: far fuori Gabriele e promuovere la definitiva estinzione del nostro marchesato.
Le mie spie sorvegliano il marchese discretamente, giorno dopo giorno, e proprio oggi è di nuovo con sua moglie. Noi congiurati siamo ancora alla ricerca di un suo punto debole, per farlo almeno morire di morte naturale. Sarà difficile, vista la sua diffidenza che aumenta ogni giorno che passa.
È sera e i miei sgherri sono di ritorno. Mi proferiscono le solite notizie, già sentite e che ormai conosco a memoria, ma una curiosa informazione di uno di essi suscita il mio interesse: la moglie gli ha portato dei meloni.
Forse so cosa fare.

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Il Saluzzese – Terza Parte

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Manta – Castello della Manta – Visuale parziale del Castello


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IL SALUZZESE – SECONDA PARTE

IL SALUZZESE: Saluzzo.

Domenica, 4 marzo 1548
Devo aspettare qui a Pinerolo per un po’. Mi è stato comunicato che mi dovrebbe arrivare a giorni una importante lettera da parte del Re di Francia per stabilire le sorti del nostro povero disgraziato marchesato. È una lettera che devo consegnare di persona a Gabriele, imprigionato nelle segrete di questa fortezza, nonostante la famiglia stia utilizzando tutte le proprie forze per liberarlo. Poverino, il marchese è debole e indifeso, non sarebbe capace di sopportare ulteriormente le terribili prove che le fredde celle gli provocano.
Ma io già so che lui è destinato a morire. Ovviamente non so quando, ma sarà sicuramente entro quest’anno. Lui ormai è un morto vivente e il re francese, che è a tutti gli effetti il nostro padrone, sta avviando tutte le procedure per far estinguere il nostro moribondo marchesato. Già molti castelli di montagna sono sotto il controllo oltralpe e scommetto tutto ciò che ho che la prossima vittima sarà il Castello di Revello, residenza preferita del marchese. Proprio quel castello dove noi siamo andati ad arrestarlo. Sembra che io poi debba riferire le informazioni anche a un certo signor di Pescheray, sicuramente uno dei tanti personaggi occulti degli intrighi nascosti che stanno colpendo il marchesato. La fine è vicina.

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Il Saluzzese – Seconda Parte

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Saluzzo – Palazzo Saluzzo di Monterosso (sn) e Palazzo dei Marchesi del Carretto (dx)


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IL SALUZZESE – PRIMA PARTE

IL SALUZZESE: Saluzzo.

Mercoledì 18 gennaio 1548
C’è tanta neve sui cigli della strada. Sporca, nera e maleodorante. Da un mese ci troviamo in uno degli inverni più freddi che io abbia mai vissuto; non ho mai visto nevicare così tanto in pianura, neve alta almeno due o tre piedi.
I cavalli non riescono a proseguire e neanche i reclutamenti coatti degli uomini più forti del nostro marchesato sono sufficienti per spalare tutta questa neve. Ci troviamo in un territorio bloccato e isolato. E i francesi ci stanno accerchiando.
Io devo proseguire, miglio per miglio, devo consegnare al marchese un messaggio importante, fondamentale per il futuro del nostro territorio insidiato dai nostri nemici. Sono certo che non ce la faremo, ma non mi posso arrendere ora.
Continuo a camminare sui pochi sentieri praticabili, ai piedi delle colline. Un tempo erano verdeggianti e rigogliose, ora c’è solo desolazione e abbandono. La guerra e la neve sono un connubio davvero insidioso.
Io devo adempiere al mio dovere e non posso fare altro che andare avanti. Camminare passo dopo passo. Eccola quell’inconfondibile torre, in alto, in cima a una collina. Se i miei occhi non sbagliano, manca poco più un miglio prima di raggiungere Saluzzo.

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Il Saluzzese – Prima Parte

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Saluzzo – Palazzi signorili prospettanti su Piazza Risorgimento con Corso Italia in fondo


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LA CAPITALE PELIGNA – TERZA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Lusus habet finem: cycnis descendere tempus,
duxerunt collo qui iuga nostra suo.
Ut quondam iuvenes, ita nunc, mea turba, puellae
inscribant spoliis NASO MAGISTER ERAT.

Traduzione: Ecco finito il gioco. È tempo ch’io scenda dai cigni che con il loro collo han tirato il mio cocchio. Come hanno fatto i ragazzi, adesso le ragazze, seguaci mie con eguale diritto, possono scrivere sui loro ricchi trofei: «Ovidio fu il nostro maestro».

Il giorno dopo nei dintorni.
Sono molto contento. Ieri ho trascorso una serata molto piacevole con la mia amica, il suo futuro marito e tanti altri commensali. Sono rimasto commosso per la coppia tanto innamorata e ricca di empatia e sintonia. Chissà, se in futuro io possa provare un sentimento simile per qualcuno, cedendo la mia cosiddetta libertà che insisto a custodire gelosamente per una convivenza ricca di incognite.
Ammetto che sono ancora un po’ per le mie. La lettura di Ovidio mi ha spronato un po’ di più, ma non abbastanza. Forse il matrimonio mi farà cambiare idea. Sarà tra qualche giorno.
Nel frattempo io proseguo la visita. Seppur la città abbia tantissimo da offrire, con quel grandioso contenitore artistico e culturale, il suo territorio comunale non è da meno, anche se l’estensione è relativamente modesta sino a raggiungere la cima del vicino Monte Morrone. Chiaramente quella sarà la mia meta.

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La Capitale Peligna – Terza Parte

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Sulmona – Visuale della Badia Morronese


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LA CAPITALE PELIGNA – SECONDA PARTE

LA CAPITALE PELIGNA: Sulmona.

Ut levis absumptis paulatim viribus ignis
ipse latet, summo canet in igne cinis,
sed tamen extinctas admoto sulphure flammas
invenit et lumen, quod fuit ante, redit:
sic, ubi pigra situ securaque pectora torpent,
acribus est stimulis eliciendus amor.

Traduzione: Come un fuoco che perde le forze s’affievolisce, si fa stento e sopra vi biancheggia la cenere, ma se vi getti zolfo ravviva le estinte fiamme e torna allo splendore primitivo, così quando i cuori sonnecchiano impigriti da troppa sicurezza l’amore va aizzato con forza.

Ovviamente, questo consiglio non l’avrei mai trovato nel Fontamara o in qualche altro scritto di Ignazio Silone. Per fortuna, nonostante i millenni di distanza, è proprio Ovidio ad aiutarmi, ora riesco a capire perché non sono capace di amare. Sono una persona debole, che non sa reagire quando i sentimenti si affievoliscono.
Ho ben compreso, devo lottare, devo essere forte. Solo in questo modo, prendendo esempio dalla mia amica tanto innamorata del suo futuro marito, posso provare questo sentimento così complicato e così volubile, magari iniziando ad amare me stesso. Solo chi si ama può amare gli altri e quindi è capace di lottare per i propri sentimenti. Sì, giusto, devo farlo.

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La Capitale Peligna – Seconda Parte

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Sulmona – Piazza Garibaldi