Racconti di viaggio tra i paesi italiani

Esplorare gli ottomila e passa campanili che puntellano il nostro Belpaese


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L’ALTO TIRRENO COSENTINO MERIDIONALE – SECONDA PARTE

L’ALTO TIRRENO COSENTINO MERIDIONALE: Diamante, Buonvicino.

Sardella calabrese
Un piatto forte, forse apprezzato da pochi intenditori, è soprannominato il caviale dei poveri ed è una delle più famose prelibratezze calabresi che mette in comune tre prodotti tipici della regione: le alici o le sarde, il peperoncino e l’olio di oliva.
Peccato che, a causa della pesca eccessiva negli ultimi decenni, sia stata proibita la raccolta delle sarde e delle alici giovani (esatto, c’è bisogno di pesce giovane, non adulto), e quindi i produttori locali hanno dovuto importare dall’Asia il pesce ghiaccio novello per preparare questa specialità. Alla fine il prodotto finito è una specie di salsa che può essere spalmata sulle bruschette e fungere anche da condimento
Vi consiglio di assaggiarlo durante le frequenti sagre estive che interessano molte località costiere calabresi prima di prepararlo o acquistarlo. Non sono sicuro che la mescolanza di sapori del pesce con il piccante del peperoncino sia di particolare gradimento. È la tradizione.

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L’Alto Tirreno Cosentino Meridionale – Seconda Parte

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Diamante – Fraz. Cirella – Visuale dell’isola di Cirella

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L’ALTO TIRRENO COSENTINO MERIDIONALE – PRIMA PARTE

L’ALTO TIRRENO COSENTINO MERIDIONALE: Grisolia, Maierà.

Salsiccia di Calabria
Uno dei vanti della penisola calabrese, di denominazione di origine protetta. Ce ne sono centinaia di varietà, leggermente diverse da assaporare viaggiando tra un paesino e un altro. Ogni comunità ha il suo piccolo segreto, ma in comune hanno l’utilizzo esclusivo di carni provenienti dalla spalla e dal sottocostola del suino.
Tradizionalmente macellato in inverno e preparato in casa, pronto per essere servito durante le libagioni pasquali, è esaltato da una diversità di sapori. C’è chi lo fa dolce utilizzando solo la crema dei peperoni rossi, ma ovviamente non manca il piccante aggiungendo un po’ di peperoncino tritato.
Date retta a me, se fate un salto in un qualsiasi luogo della Calabria ordinate dal salumiere un pezzo di sauzissa vruscente. Non ve ne pentirete.

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L’Alto Tirreno Cosentino Meridionale – Prima Parte

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Maierà – Visuale del burrone con Grisolia a sinistra


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DALLA VALLE DEL LAO ALLA RIVIERA DEI CEDRI – SECONDA PARTE

DALLA VALLE DEL LAO ALLA RIVIERA DEI CEDRI: Orsomarso, Verbicaro, Santa Maria del Cedro.

Cioccolatini con il peperoncino
Ormai con il famoso pipi vruscente si può fare di tutto. Tra piatti di pasta, ottimi insaccati, un fresco gelato, non poteva mancare un delizioso cioccolatino. Non serve comprarlo, o prepararlo partendo dai semi di cacao. È sufficiente avere a disposizione un po’ di cioccolato fondente, un po’ di latte (anche se io preferisco la panna) e, ovviamente, l’ingrediente principe, il peperoncino.
Sbricioliamo le tavolette di cioccolata in pezzi grossolani e contemporaneamente facciamo sobbollire il latte con il peperoncino tagliato a metà. In seguito, filtriamo il latte e lo mettiamo sul pentolino con il cioccolato per scioglierlo (per gli amanti del piccante, si può aggiungere direttamente il peperoncino tritato), sino a che si formi una crema bella densa. Mettiamo il cioccolato fuso negli stampini e, quindi, in frigorifero per tre orette. Ovviamente, evitiamo di abusarne.

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Dalla Valle del Lao alla Riviera dei Cedri – Seconda Parte

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Orsomarso – Pittoresco panorama del paese


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DALLA VALLE DEL LAO ALLA RIVIERA DEI CEDRI – PRIMA PARTE

DALLA VALLE DEL LAO ALLA RIVIERA DEI CEDRI: Papasidero, Santa Domenica Talao.

Olio piccante al peperoncino.
Posso avere un po’ di olio piccante? È la classica domanda che fa qualche ardito avventore dopo aver ordinato una bella pizza margherita. Peccato che spesso sia il classico olio fatto dilettantisticamente in casa, mettendoci il peperoncino secco e sminuzzato in una bottiglia di olio, e via…
In realtà il procedimento è molto più complesso, soprattutto per scongiurare l’insorgenza del botulino, un batterio molto pericoloso che si sviluppa soprattutto nell’olio. Ci vorrà qualche giorno solo per preparare il peperoncino e qualche mese per farlo stagionare nell’olio. Chi di noi avrebbe tutta questa pazienza?
Inoltre (non so per quale misterioso motivo) è importante seguire i moti lunari e fare tutta questa procedura in fase di luna calante.
Se volete provare, è a vostro rischio e pericolo, ma se volete accettare un buon consiglio, fatevi una bella vacanza in Calabria e comprate una bella bottiglia di olio extravergine di oliva aromatizzato al peperoncino, magari un bel cancarillo, tanto dura anni, vista la poca quantità di utilizzo. Se poi volete assolutamente prepararlo artigianalmente, beh… fate amicizia con qualche calabrese che vi rivelerà molto volentieri i segreti, oppure googlate.

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Dalla Valle del Lao alla Riviera dei Cedri – Prima Parte

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Papasidero – Santuario di Santa Maria di Costantinopoli


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L’ALTO TIRRENO COSENTINO SETTENTRIONALE – SECONDA PARTE

L’ALTO TIRRENO COSENTINO SETTENTRIONALE: San Nicola Arcella, Scalea.

La ‘Nduja
È un nome strano, assurdo e probabilmente incute timore. Somiglia vagamente, per assonanza, ai pericolosi clan mafiosi calabresi. Non è nulla di tutto questo, è semplicemente il prodotto simbolo della Calabria, ormai imitato ovunque dal cosentino al reggino, anche se la vera area di produzione è solo in un paesino del vibonese, alle pendici del Monte Poro, Spilinga. Originariamente era un salume povero, che utilizzava gli scarti del maiale e che aveva (e ha) la particolarità di essere arricchito da abbondante peperoncino rosso locale e di essere sempre morbido anche dopo la stagionatura. Anche se attualmente si è adeguato agli esigenti palati della nuova generazione, utilizzando il lardello, il guanciale e la pancetta, rimane uno dei prodotti di punta della salumeria italiana. Come si può mangiare un salume morbido (vischioso per alcuni) che non si può neanche affettare? Semplice: basta riscaldarlo in un apposito recipiente e spalmarlo sulla bruschetta. Potete metterlo anche come condimento al ragù o per insaporire qualsiasi piatto. Ovviamente è vivamente consigliato solo a coloro che amano il piccante… perché è un salume che brucia. Eccome, che brucia!

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L’Alto Tirreno Cosentino Settentrionale – Seconda Parte

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San Nicola Arcella – Visuale panoramica della costa, dell’Isola di Dino e dei lontani monti lucani e cilentani